Libro A modo suo mi ama - Psicologo Psicoterapeuta Mantova

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A MODO SUO MI AMA
La manipolazione affettiva nella coppia ufficiale e ufficiosa
Ed. Ultra (2018)

...dall'INTRODUZIONE


 
Si è dentro a un dramma.
Una persona prevarica sull’altra in nome dell’amore. Una persona subisce in nome dell’amore.
Un amore che annienta.
Un dramma con i propri attori (il manipolatore, la vittima, il rapporto intimo tra due persone), regole, e copioni, va in scena quotidiana- mente in modo silenzioso e subdolo. Va in scena sul palcoscenico della relazione, è prosa, è danza, è lirica, è sempre scambio, è dare le battute all’altro e viceversa. Non è mai un assolo, un monologo, ma un gioco a due voci, concitate, silenziose, penetranti, sorde e spesso scordate. Va in scena il dolore, la sofferenza dei rapporti amorosi. Il “raggiro” ha origine proprio dall’interazione tra manipolatore e preda facendo leva sul sentimento amoroso che quest’ultima prova per il raggirante, con il fine di dominarla.
«Non so come ho fatto a ridurmi così… sono sempre stata una persona forte, ho vinto mille battaglie, ma da quando lo conosco, non conosco più me stessa, non sono più libera, non mi godo più niente. Non sono più nulla». È con queste parole che Marina inizia a raccontare la sua storia amorosa, parole di soffocamento, di sconforto, di sfiducia in sé.
«Rientro a casa dal lavoro la sera alle 20. Lei è sul divano che scrive al cellulare. Il bambino è in un angolo e la cucina è buia. Allora inizio a preparare la cena e lei mi dice: “Non ti importa proprio niente di noi… non ci sei mai e quando torni pensi solo a cucinare”. Dove sbaglio? Il bambino deve mangiare, altrimenti va a dormire troppo tardi. Lei ha un lavoro per cui è libera tutti i pomeriggi, ma non prepara mai la cena ed è colpa mia su tutto!». Così Giorgio racconta la sua sensazione di non avere via di scampo, così sfinito e deluso com’è da un rapporto che ha voluto con tutto se stesso e che non ha dato la serenità sperata.
Se il manipolatore è colui o colei che domina l’altro, chi è nelle sue grinfie dovrebbe essere identificato come la vittima, essendo colui o co- lei che subisce. Tuttavia è preferibile il concetto di preda in quanto esprime più fedelmente il sentimento di chi è in balia, di chi è sotto- messo (in trappola!).
Quella psicologica è la manipolazione qui trattata.
Non si approfondisce l’escalation di violenza fisica, o di morte, si considera il fenomeno del femminicidio (termine usato per convenzione senza intenzioni discriminanti). Si vira pertanto verso quel dolore relazionale molto più diffuso e radicato fatto di piccoli soprusi, di male parole, di insulti, porte chiuse in faccia, di aspettative disattese, di gesti inspiegabili.
La sola manipolazione psicologica, a parere di chi scrive, ha una sembianza più subdola della violenza fisica, vale a dire l’assenza di un segnale chiaro e forte, come un livido, per cui dire “basta!”. Uno sguardo cattivo, un’offesa, un “non capisci nulla”, un “stai zitto/a”, un “sei un/a buono/a a nulla” e così via, sono espressioni culturalmente molto più tollerate e più accettate della sopraffazione fisica, ciò nonostante lasciano silenziosamente ferite profonde che erodono ugualmente la preda fino al suo sgretolarsi.
Per immaginare quanto un dolore amoroso sia grande, si pensi che chi vive contemporaneamente un lutto e la lontananza dalla persona amata, confessa di essere più affranto per l’assenza di quest’ultima, il lutto è secondario. La sofferenza lacerante per un rapporto che non va o per un abbandono, in altre parole, un lutto affettivo, sembrerebbe es- sere ben più forte di un dolore per decesso. Le classifiche descritte nei manuali che pongono sul primo gradino il lutto da morte improvvisa sono, così, sovvertite.
Luigi è un uomo di cinquantadue anni, di successo in ambito professionale, sposato da ventisette anni con due figlie e ha una relazione extraconiugale da due anni con una collega (Allegra) di quarantasette. Questa relazione entra in crisi perché lei non riesce a sostenere oltre il ruolo dell’amante e proprio nel momento di chiusura del rapporto, muore il padre malato di Luigi. Nei giorni di lutto in cui si adempie al ricevimento dei parenti, degli amici che danno omaggio, o durante il funerale, Luigi in continuazione (in modo repentino e fugace davanti a tutti) guarda il cellulare nella speranza di trovarvi un sms di Allegra:
«Nemmeno di fronte alla morte di mio padre sono riuscito a mantenere la mia dignità”, anzi, ha camuffato agli altri il dolore per la perdita dell’amante con quello per il padre. Non solo, non ha saputo essere presente e deciso nemmeno nei suoi ultimi giorni di vita, quando la morte annuncia il suo arrivo e occorre sostenere chi rimane: nulla contava se non la lontananza dell’amata.
A questo punto dell’introduzione si dovrebbe avvisare il lettore che si sentisse manipolatore di tenere conto che non è intenzione dell’autore giudicare la persona, anzi l’attenzione si focalizza esclusivamente sulle dinamiche del problema trattato. Si dovrebbe avvisare, appunto, ma non servirebbe perché il manipolatore non sa di esserlo.

Nessuna pretesa di esaustività. Sarebbe impossibile.


 
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© 2020 Ilaria Bertolini- P. I.02010210207 - Ordine Psicologi Lombardia: n°5172 - Trattamento dei dati   
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