panico coppia autostima depressione mantova - Psicoterapia Strategica Mantova - Dott. Ilaria Bertolini

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panico coppia autostima depressione mantova

 






DISTURBI D'ANSIA


• Attacchi di panico con e senza agorafobia
• Ansia generalizzata
• Fobia sociale
• Disturbo post-traumatico da stress
• Fobie specifiche
• Ossessioni
• Ipocondria
• Dismorfofobia
L’Ansia è uno stato di paura, insicurezza ed incertezza rispetto ad una situazione vissuta come minacciosa. Il pericolo può venire dalla:
paura di morire di morte improvvisa (infarto, ictus, incidente, ecc.),
paura di perdere il controllo: la paura del gesto efferato, di impazzire, di arrossire, di perdere il controllo degli sfinteri, della  guida dell’auto, degli spazi ampi e aperti, di sentirsi soli in mezzo alla folla, di non avere “via di fuga”, dell’altezza, di fare “brutta figura”, di bloccarsi (blocco della performance), e così via,
• relazioni che danno disagio: quando ci si sente inadeguato, in imbarazzo con persone che si percepiscono giudicanti e criticanti in modo negativo sul modo di essere e di operare. Questo è il caso di ciò che viene chiamata Fobia Sociale.        

L’ansia si esprime anche per quello che viene denominato dubbio ossessivo continuare a pensare se “si è fatto bene, o se si è fatto male”, se “si è fatto giusto, o si è sbagliato” su un’azione compiuta, oppure un gesto, oppure una parola detta. La mente va, così, alla continua ricerca di una risposta migliore al dubbio, risposta che, a sua volta, alimenta altre domande, in un gioco senza fine che scatena l’irrequietezza che fa sentire instabili.

L’ansia può essere vissuta in forma generalizzata, quando è costante e sempre in “sottofondo”, oppure con attacchi di panico quando solo nella circostanza “spaventosa” esplode una crisi con il suo picco talmente forte per cui si vorrebbe scappare da sé stessi, ma da sé stessi non si può fuggire. Sono infatti i sintomi fisici che (nell’ansia generalizzata sono molto più lievi rispetto ad un attacco panico) la fanno da padrone, in quanto è la paura che domina e non siamo noi a dominare la paura. I sintomi sono diversi a seconda di chi li vive e tra i più comuni si trovano: tachicardia, sudorazione, vertigini, dolori addominali, nausea, ma anche confusione mentale, capogiri, sensazione di instabilità e sensazione di “essere fuori dalla realtà”.

Molto spesso quando si discute su temi riguardanti l’ansia, la paura ed il panico si parla anche di Fobia. Quando vi è una Sindrome Fobica (o Fobia)? Quando in una determinata situazione, circostanza, o oggetto viene associato uno stato ansioso o di panico, in modo continuo e reiterato nel tempo.Tale associazione, d’altro canto, fa vivere anticipatamente aspettative d’ansia, rinforzando e riconfermando la paura.


DISTURBI OSSESSIVO - COMPULSIVI

Disturbi Ossessivo Compulsivi sono una forma particolare di manifestazione della paura, in quanto, vengono messi in atto dei rituali per superare ciò che spaventa. I rituali sono dei pensieri, gesti, o azioni ripetuti con una certa sequenza, o per un determinato numero di volte e vengono messi in atto o in forma preventiva e/o propiziatoria in modo tale che non accada il temuto, oppure in forma riparatoria per eliminare ciò che spaventa.
      Tra i rituali preventivi più comuni vi sono il controllo del gas, dei rubinetti, della chiusura delle finestre, delle porte, delle luci di casa, così come le portiere e i fari dell’auto, e tante altre forme diverse, mentre tra i rituali riparatori troviamo il lavaggio delle mani, ritornare più volte là dove si teme di aver investito in auto una persona, gettare oggetti o abiti, e così via. Particolari rituali sono quelli che servono per mantenere il “tempio pulito”, ossia, pulire la casa come uno specchio per ore e se appena entra un piccolo sporco - la paura - iniziare tutto d’accapo.


PROBLEMI DI COPPIA

Cosa s’intende per coppia? Quando due persone sono in relazione tra loro mediante un legame affettivo-amoroso. Siano coppie che esercitano la convivenza (matrimonio e “coppie di fatto”) sia che i membri della coppia vivano separatamente, così come quelle clandestine/nascoste per vari impedimenti.
   Molto spesso (troppo?) si fa confluire nel tradimento l’ostacolo più grande tra le due persone perché porta la coppia su un percorso di totale messa in discussione: il “tradito” non solo dovrebbe ritrovare fiducia nell’altro, ma ancor prima dovrebbe compiere la scelta se ridare fiducia; mentre al “traditore” spetta il compito di “recuperare” quel rapporto che tutto ad un tratto non viene più visto come “scontato”. Fermo restando che il tradimento non sia la “spinta” alla separazione!
  I problemi di coppia possono anche riguardare l’esigenza di risolvere piccoli o grandi conflitti, oppure innescare un processo di decisione che preveda o la continuazione o la separazione per ragioni di “incomprensione”, “incompatibilità”, “malesseri”.
  I dissapori generano rabbia, delusione e frustrazione perché vanno ad intaccare (verso il basso) il valore di sé (di me) che l’altro fa sentire. Le dimenticanze, le svalutazioni, il minimizzare o l’ingigantire, le puntualizzazionied il rinfacciare sono tutte azioni che minano con il tempo il sentirsi stimati, desiderati, voluti (in una parola amati!) per cui le basi della relazione possono vacillare.
   Non può trovare uno spazio secondario nel vivere la sofferenza l’abbandono (da parte del partner) quello improvviso, complicato, sofferto, non compreso. Un abbandono con queste modalità denota un “amore difficile”, un rapporto che non ha mai funzionato come avremmo desiderato, pieno di complicanze, “tira-e-molla” e di speranze che “prima o poi cambierà, se sarò più carino/a e disponibile”.
   Gli “amori difficili” (o impossibili?) danno molta sofferenza perché creano un’illusione molto forte di superare le impasse come nessun’altra relazione, grazie ai tentativi di salvare, proteggere, accudire l’altro. Questi tentativi portano, altresì, alla disillusione perché sono tutti atti rivolti solo verso il partner, mettono in secondo piano i bisogni della persona che li compie (i tentativi) e perciò si sentirà sempre più sola.


DISTURBI SESSUALI

E' risaputo che “il sesso si fa prima in testa”! La concentrazione giusta, ma non troppa, le fantasie e il desiderio sessuale dimostrano  il ruolo fondamentale che la mente gioca in una delle attività più importanti. L’eiaculazione precoce, problemi di erezione, la mancanza di turgidità, la paura a penetrare sono le difficoltà maggiormente sperimentate dall’universo maschile. Ognuno dei disturbi fa sentire chi li vive “mancante”, abbatte l’umore, crea problemi con il partner, intacca la “virilità” e l’immagine di sé, perciò fa nascere l’urgenza per  la soluzione. Tra questi, l’impotenza, ossia, la mancanza di turgidità (con conseguente mancanza di erezione) totale o parziale, è quella che più mette fortemente in crisi: sembra che lo stimolo sia sparito per sempre, il desiderio  per il sesso presto si confonde con il desiderio di “vediamo se funziono”, e tutto viene accompagnato da una costante e graduale stato depressivo che si può espandere ad altri ambiti della vita.
   Per quanto riguarda l’universo femminile anche qui entrano in gioco aspetti riguardanti la difficoltà del raggiungimento dell’orgasmo con quella che viene chiamata anorgasmia in presenza, ovviamente,  di un quadro medico regolare. Altrettanto potrebbe essere presente una scarsa o totale mancanza di desiderio sessuale, non solo il desiderio per il piacere finale, ma anche per tutti quei comportamenti che anticipano l’orgasmo, al punto  che la donna “non prova mai niente”. Si evidenziano con queste difficoltà, problemi nelle relazioni che includono un approccio sessuale, al punto da evitarle e di relegarsi in un mondo “soft” e superficiale.


PROBLEMI RELAZIONALI

Vi sono relazioni che si vivono ogni giorno che, a volte, possono dare un malessere, si pensi alle relazioni con i colleghi di lavoro, a quelle parentali  e a quelle amicali. Questi malesseri possono andare in due direzioni: o non ci si sente all’altezza degli altri, di reggere il loro confronto, oppure il pensare, il sentire che le persone che si frequentano maggiormente su noi emettono giudizi  negativi, “ce l’hanno con noi”, o sparlano, o addirittura ci escludono. Avere la sensazione di subire e di non riuscire a farsi valere, a ribaltare “la partita”, fa sentire anche impotenti e ciò può portare a vivere  le relazioni con gli altri in modo sempre più bloccato, difficile e diffidente. Le relazioni diventano così un problema e perdono il loro aspetto di piacere. Facciamo qualche esempio.
· Un collega di lavoro che “scherza un po’ troppo”, scarica il lavoro di sua competenza mettendoci in difficoltà sul nostro operato, fa combutta contro noi; analogamente un  responsabile che in modo arrogante ed aggressivo “impartisce gli ordini”, o, al contrario, che non “dà ordini” (forse è peggio?), o che fa favoritismi.
· La relazione tra genitori e figli in età adulta, ossia, problemi che non derivano da aspetti legati alla crescita o all’educazione  del bambino, ma i nodi irrisolti, o nuove impasse che danno distanza, silenzi, oppure, addirittura scontri e rotture. I rapporti tra genitori e figli costituiscono i rapporti fondamentali della vita con cui ci si deve “fare i conti” anche  quando non si vorrebbe, anche quando si pensa di averci messo “una pietra sopra”.
· Quando l’amico/a di sempre quello/a “storico/a”, “il fratello/la sorella mai avuto/a” non c’è più per noi, cambia stile di vita, preferisce  altre compagnie, ci esclude, ci tratta “come un conoscente” senza una ragione evidente, quasi improvvisamente. La sua “freddezza”, il suo distacco ci ferisce, al punto da segnare un “prima e un dopo” per cui ci  pervade una delusione verso tutte le altre relazioni amicali, andando a nuocere le buone relazioni che ci sono già o quelle future.


DEPRESSIONE NELLE SUE VARIE FORME

Ardua sarebbe la definizione di depressione, ma importante diventa farne una distinzione.
Due sono i grandi nuclei entro cui incanalare questo problema:

  • depressione psichatrica

  • depressione psicologica.

Nel primo caso si tratta della depressione che ha origini "organiche", fisiologiche, mediche per cui l'intervento psicofarmacologico la deve fare necessariamente da gigante. E' questa la depressione che è causa dei malesseri, dell'umore "nero", dell'apatia e così come dei fallimenti, degli insuccessi, dell'incapacità di portare a termine progetti, del vivere relazioni appaganti, del non sentire la soddisfazione di sè. Come Sisifo, chi soffre di depressione psichiatrica quando crede di essere riuscito a portare il masso in cima al monte, la pietra rotola di nuovo giù e tutto deve essere ricominciato daccapo.
Con la depressione psicologica siamo nella situazione opposta, la depressione è un effetto degli insuccessi, delle cose andate "storte": l'abbadono del partner, un licenziamento, una bocciatura, un incidente e così via, sono tutti eventi che fanno sentire "depressi", avere l'umore "giù", non avere più la voglia di fare. I modi di "sentire" la depressione psicologica sono

  • più lievi rispetto a quella psichiatrica,

  • unici per ogni persona,

  • riguardano alcuni ambiti della vita, al punto da poter parlare di depressione parziale.

Affrontare una depressione psicologica vuol dire ritrovare le risorse "abbattute" attraverso un lavoro su di sé di rinnovo dei significati e degli obiettivi, per donare a sé la possibilità di sentire la soddisfazione come motore del vivere.  


 
 
 
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